
(Zduńska Wola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941)
fu
un frate francescano conventuale polacco che si offrì di prendere il
posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo
di concentramento di Auschwitz. È stato beatificato nel 1971 da papa
Paolo VI ed è stato proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II.Nato
con il nome di Raimondo Kolbe, in una famiglia dalle condizioni
economiche modeste in una zona polacca sotto il controllo della Russia. A
tredici anni cominciò a frequentare la scuola media dei francescani a
Leopoli. Il 4 settembre 1910 vestì come novizio l'abito francescano
assumendo il nome di Massimiliano. L'anno successivo venne inviato a
Cracovia e quindi a Roma per continuare gli studi in filosofia e
teologia. Nei
primi tre anni trascorsi alla Pontificia Università Gregoriana, si
dedicò alle scienze e alla matematica, compresa la trigonometria, la
fisica e la chimica, poi allo studio della filosofia e della teologia,
grazie alle quali conseguì due lauree. Nel 1914 professò i voti
perpetui. Lo stesso anno il padre, ufficiale nelle legioni polacche,
venne fatto prigioniero dai russi e probabilmente fucilato. La madre
invece si ritirò a una vita in convento. Il
28 aprile 1918 venne ordinato sacerdote nella basilica di Sant'Andrea
della Valle, a Roma, e il giorno successivo celebrò la sua prima messa
nella vicina basilica di Sant'Andrea delle Fratte. Nel 1919, conseguito
il dottorato in teologia presso la Facoltà Teologica di san Bonaventura,
ritornò subito in patria, a Cracovia. Durante
la permanenza in Italia, Kolbe maturò e approfondì uno dei tratti
essenziali della sua esperienza spirituale, legato alla venerazione di
Maria, che caratterizzerà poi il suo impegno pastorale. Nel 1917, sulla
scia dell'impegno teologico e intellettuale che i francescani avevano
speso nei secoli per promuovere il riconoscimento dell'Immacolata
Concezione di Maria, fondò assieme ad alcuni confratelli la "Milizia
dell'Immacolata". L'obiettivo era dare continuità anche sul fronte
esistenziale e pastorale al legame dei Frati Minori Conventuali con
Maria. Negli anni
vissuti a Roma, Kolbe contrasse la tubercolosi che, tra alti e bassi,
lo accompagnò per il resto della vita. Dall'esperienza di studio in
Italia trasse anche una buona conoscenza dell'italiano, lingua nella
quale redasse molti suoi scritti. Tornato
in Polonia, iniziò ad insegnare nel seminario di Cracovia, ma presto
dovette abbandonare e recarsi a Zakopane e poi a Nieszawa per curare la
tubercolosi. Nel
1922 uscì il primo numero del Cavaliere dell’Immacolata la rivista della
Milizia dell'Immacolata, l'associazione fondata da Kolbe a Roma nel
1917. La tiratura iniziale fu di 5.000 copie, che diverranno un milione
nel 1938. Nel 1926 venne stampato anche il primo calendario-almanacco. Dopo
un nuovo soggiorno a Zakopane per la cura della tubercolosi, nel 1927
fondò in Polonia, non lontano da Varsavia, un convento chiamato
Niepokalanow, "Proprietà dell'Immacolata", dotato di una tipografia e
di un seminario missionario. Sottolineando l'importanza della devozione a
Maria, Kolbe amava ripetere che: « Chi ha Maria per madre, ha Cristo per fratello. »Nel
convento di Niepokalanow, in Polonia, alla vigilia del conflitto
mondiale vivevano all'incirca un migliaio di persone tra frati professi,
novizi e seminaristi. Era uno dei conventi cattolici più grandi al
mondo, ed era quasi una città autonoma. Nei primi anni della guerra
offrì riparo a numerosi rifugiati polacchi, compresi molti ebrei. Pur
con un fisico indebolito dalla tubercolosi, nel 1930, Kolbe partì come
missionario alla volta dell'estremo oriente. Dopo una breve sosta a
Shanghai, proseguì poi fino a Nagasaki, in Giappone. Qui curò la
pubblicazione di una rivista (Mugenzai no Seibo no Kishi) ed edificò un
convento alle falde del monte Hikosan, che prese il nome di Mugenzai no
Sono (Giardino dell'Immacolata). Nel
1932 si recò in India per valutare la possibilità di fondare una nuova
missione ma, dopo un breve soggiorno nel distretto di Ernakulam, decise
di tornare a Nagasaki, dove nel 1936 aprì anche il seminario. Nel 1936 Kolbe lasciò definitivamente il Giappone, rientrando in Polonia. Nel
1938 conseguì la licenza di radioamatore e fu attivo per alcuni anni
con il nominativo SP 3 RN, ed ancora oggi è il santo patrono dei
radioamatori italiani. Nel maggio del 1939 si recò quindi in Lettonia
dove intendeva creare, su un terreno offerto in donazione nella località
di Romanowska, una nuova "Città di Maria". Gli
eventi in Europa però precipitarono. La Polonia venne occupata dai
nazisti e Kolbe fu arrestato dalle truppe tedesche il 19 settembre 1939
insieme ad altri 37 confratelli. Dopo quasi tre mesi di prigionia, Kolbe
venne liberato l'8 dicembre ad Ostrzeszow. Tornato
a Niepokalanow, la trovò bombardata e presto la trasformò in ospedale e
asilo per migliaia di profughi. La sua libertà però durò poco. Il 17
febbraio 1941 Kolbe venne nuovamente e definitivamente arrestato dalla
Gestapo. Il 28
maggio 1941 Kolbe giunse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove
venne immatricolato con il numero 16670 e addetto a lavori umilianti
come il trasporto dei cadaveri. Venne più volte bastonato, ma non
rinunciò a dimostrarsi solidale nei confronti dei compagni di prigionia.
Nonostante fosse vietato, Kolbe in segreto celebrò due volte una messa e
continuò il suo impegno come sacerdote. Alla
fine del mese di luglio dello stesso anno venne trasferito al Blocco 14
e impiegato nei lavori di mietitura. La fuga di uno dei prigionieri
causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci
persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker
della fame. Quando
uno dei dieci condannati, Francesco Gajowniczek, scoppiò in lacrime
dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle
file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. In modo del
tutto inaspettato, lo scambio venne concesso: i campi di concentramento
erano infatti concepiti per spezzare ogni legame affettivo e i gesti di
solidarietà non erano accolti con favore. Kolbe
venne quindi rinchiuso nel bunker del Blocco 13. Dopo due settimane di
agonia senza acqua né cibo la maggioranza dei condannati era morta di
stenti, ma quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e
continuavano a pregare e cantare inni a Maria. La calma professata dal
sacerdote impressionò le SS addette alla guardia, per le quali assistere
a questa agonia si rivelò scioccante. Kolbe e i suoi compagni vennero
quindi uccisi il 14 agosto 1941, vigilia della Festa dell'Assunzione di
Maria, con una iniezione di acido fenico. Il loro corpo venne cremato il
giorno seguente, e le ceneri disperse. All'ufficiale
medico nazista che gli fece l'iniezione mortale nel braccio, Padre
Kolbe disse: «Lei non ha capito nulla della vita...» e mentre
l'ufficiale lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «...l'odio
non serve a niente... Solo l'amore crea!». Le sue ultime parole,
porgendo il braccio, furono: «Ave Maria». Francesco
Gajowniczek riuscì a sopravvivere ad Auschwitz. Tornato a casa, trovò
sua moglie viva, ma i suoi due figli erano rimasti uccisi durante un
bombardamento russo. Morì nel 1995.