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mercoledì 11 maggio 2016

Si Canta Maggio


Nelle campagne toscane di Maggio,
In  tempi  oramai remoti,
gli uomini usavano andare alle porte delle donne

con un ramo verde in mano (il maggio) a cantare una forma di stornello
per rimediare un bel bicchier di vino.
 
A Lei, quella ragazza dal bell'andare
il suo moroso  la manda a salutare,
Ben venga Maggio!

Sopra quest'uscio ci stà una bella rosa
saluto il marito insieme alla sposa!
Ben venga Maggio!

Sopra quest'uscio ci stà una bella rama
saluto il marito  insieme alla dama!
Ben venga Maggio!

lunedì 18 aprile 2016

Girotondo

Rosa, Rosella,
la rosa l’è fiorita;
bianca la rosa
nel mezzo alle viole,
fate la riverenza
a chi volete voi.

A questo punto chi sta nel centro del cerchio, sceglie un compagno o una compagna tra quelli che girano intorno e canta:

La più bella della città
è Marilla ! Venga qua!
Oppure
Il più bello della città
è Claudio, venga qua!

I due si scambiano di posto e il girotondo ricomincia…

Fiori


Buongiorno rosolaccio cos’ì tinto di rosso
avete tutti gli occhi dei fiorellini addosso.
Margheritina bianca dal cuoricino d’oro,
con la testina bionda voi siete un gran tesoro.
Non ci credete? Lo dicon tutti cicale e grilli
e la notte fanno un concerto di trilli.
Piccoli cari nontiscodardime
perché vi nascondete fra l’erbetta
siete così modesti che somigliate ad una viola
all’ombra delle siepi anch’ella è sempre sola,
ma essa si tradisce col suo profumo sottile
e tutti bisbigliano che visetto gentile.
A voi signora ginestra chi lo ha regalato
quel vestitino giallo,così bello e ricamato?
Forse una farfalletta? Forse una capinera?
Codesto vestitino fatto di primavera.
Campanelline azzurre con la corolla fresca
sembrate un paralume, nei giorni di gran festa.
Gaie campanelline suonate a mattutino
per risvegliare i fiori di questo bel giardino.
 *****
Raccontata a memoria dalla mia mamma.
era del 1912 le scuole le avrà fatte  nel 1918.
Oppure a sua volta gliel'hanno raccontata.

domenica 17 aprile 2016

Mamma , mamma pollaiola

Mi hanno regalato un libriccino di filastrocche antiche.
Meraviglia!!!!
 ho trovato questa che me l'aveva insegnata la mia mamma.
 
Mamma , mamma pollaiola
quanti polli ha nel pollaio?
Io ne ho quanti ne avevo
e li tengo finché ne ho.

Dammene uno pel mio passaggio
quando passo son sempre solo.

Prendi prendi quel che ti pare,
ma il più bello lascialo stare.

Il più bello che ci sia
me lo voglio portar via.

venerdì 15 aprile 2016

Omaggio a Raimondo Vianello


(Roma, 7 maggio 1922 – Milano, 15 aprile 2010)
è stato un attore, conduttore televisivo e sceneggiatore italiano.

Omaggio al grande TOTO'

 
pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio
Data di nascita: 15 febbraio 1898, Rione Sanità, Napoli
Data di morte: 15 aprile 1967, Roma
https://www.youtube.com/watch?v=-KBzA75hN-c

venerdì 11 marzo 2016

I miei ricordi su Robertino fine


Direte voi finalmente!!!!!! eeheheheheh
All'ora ecco l'ultimo ricordo in ordine di tempo .
Ero già una ragazzina alle prese con il primo amore.
una sera tornando a casa con le mie amiche dallo struscio della domenica(logicamente accompagnate dai "mosconi" ogni tanto se ci guardavamo indietro spariva una coppi di amici. Ebbene mi sentii prendere per la mano e trascinare dentro un portone aperto e quello fu il mio primo bacio del pri Amore che ricordo ancora con tenerezza. e la canzone che sigillò quel piccolo bacio fu questa. Ciao fino a stasera non rompo più devo fare la nonna
PS. home passa ì tempo.............<3 .

I miei ricordi su Robertino 3


Questa ve la faccio veloce. Luciano avendo finito la scuola comincio a girare l'Europa e una volta per Natale insieme agli Auguri c'era questa canzone. Immaginatevi i pianti.
Ps. Quando comincio a cantargliela alla mia nipotina Anisia mi dice sempre con voce piangolente, Basta nonna mi fai piangere è triste!!!! e io logicamente smetto ma le dico che loro hanno tutto mentre noi ai loro tempi non avevamo niente o quasi.

i miei ricordi su Robertino 2


Ecco siccome  sono una chiacchierona  e ho oramai tanti ricordi avendo tanti anni. Oggi non so perchè mi è venuto in mente  Robertino che ha fatto parte  della mia adolescenza e poi della mia giovinezza.
Avendo un fratello che ha 5 anni più di me, logicamente son cresciuta a rok ed rool americani  e canzoni  che non avevo fratelli o sorelle più grandi almeno a quei tempi non li avrei sentiti, tipo i Platters. Luciano(mio fratello) frequentava le commerciali a Firenze (all'ora non cerano le medie) e poi la scuola Alberghiera. Logicamente  frequentando Firenze era un po' più all'avanguardia dei suoi amici. Infatti rompeva tanto le scatole al mio babbo che alla fine cedette  per sfinimento e gli comperò il giradischi. Eravamo poveri ma come lo erano la maggiorparte a quei tempi. Il mio babbo ogni tanto faceva un colpo di testa (magari un'altro avrebbe pensato più al futuro) infatti nel 1956 se ricordo bene  vedendo nei bar la TV comperò a rate una Minerva  e tutta la strada veniva a vedere la TV a casa nostra portandosi la sedia. Ritorniamo a Robertino. Mio fratello frequentando le scuole alberghiere nell'estate veniva mandato nelle vacanze, i primi anni in Italia e poi all'estero.
In uno di questi Tirocinei ci mandò  insieme alla solita lettera (non avevamo telefono) un disco di Robertino  intitolato Mamma. Mi ricordo che scese anche una mia parente che abitava sopra a noi e mentre lo ascoltavamo facevamo a chi piangeva di più(compreso mio padre.

venerdì 26 febbraio 2016

Il Saluto è Salutare

Il saluto... è usanza davvero molto antica. 
Quando un gruppo di cacciatori-raccoglitori del paleolitico incontravano, durante i loro spostamenti, un altro individuo non appartenente al loro Clan non potevano sapere se questi poteva avere intenzioni bellicose. Se si stava invadendo un territorio si mostravano i bastoni, le asce, si cercava di spaventare con urla e atteggiamenti minacciosi. Se invece non si cercavano guai semplicemente si manifestava l' intenzione pacifica mostrando le mani disarmate. Quella è l' origine, certo che da allora il "salutarsi" si è evoluto fino alle più recenti espressioni a volte anche bizzarre... Dare il 5 o altre ancora altre più complicate. Il salutare è prima di tutto, come ogni interazione sociale, una convenzione. Ci sono alcune cose che per convenzione culturale si devono o non si devono fare, chi non si attiene a questi schemi sociali viene considerato "incapace" di interagire con gli altri, e quindi infine malgiudicato. Inoltre il salutare ha una funzione ovviamente pratica. Salutando per prima cosa ci si identifica immediatamente come "amici" (inteso come soggetto non ostile) In secondo luogo il saluto è una forma di riconoscimento e presentazione. Salutando si riconosce la presenza dell'altro e si accetta di fatto di interagire con esso, inoltre vi è l'elemento "presentazione", eminentemente pratico, che consiste nel dare alcune informazioni di base su se stessi che danno modo agli altri di avere alcune linee di massima per interagire con noi. Si pensi a questo riguardo in primis al nome (dicendo io nostro nome diamo un'importante informazione al nostro interlocutore) ma anche ad esempio al tipo di saluto (stretta di mano, pacca sulla spalla, ecc) e al tono del nostro saluto (ciao, buongiorno ecc...), questi sono tutti elementi che permettono all'interlocutore di capire entro quali paletti vogliamo che la nostra interazione si svolga (amicale, formale ecc...) e anche di stabilire i ruoli (di parità o subordinazione) tra gli attori sociali. Se non saluti sei un maleducato perché non prendi in considerazione gli altri. Salutare è un modo per dire "vi ho visti e per me esistete"

Ps. Ho cercato la definizione saluto perchè io  saluto sempre e comunque quando incontro qualcuno, mentre oggigiorno è un atto in via di estinzione.
Ciao a tutti  Lucia ♥

giovedì 18 febbraio 2016

Disturna tra Bartali e Coppi



Disturna tra Bartali e Coppi
sù i giro di Francia del 1952

BARTALI
Ho' caro Coppi non te ne vantare,
se alla tua ruota a volte un ti resisto,
parecchia strada ancora t'ha da fare,
ormai della tua dote mi son avvisto,
quando in salita e ti venni assaggiare,
capiì che solo in piana avei l'acquisto,
però ricorda bene caro Coppi....
quarantasette all'ora e son troppi.

COPPI
mi sento di farli a piedi zoppi,
o caro Gino non ti far ragione.
Se la prendi con me tu mi c'intoppi,
dunque non c'è da far più discussione,
per questo non badare se al traguardo,
t'arrivi con mezz'ora di ritardo.

BARTALI
Io vinsi le mie tappe con riguardo,
con eleganza da veri campioni,
e non mi resi mai tanto spavardo,
da mettermi la lingua ciondoloni,
anche se arrivo con un po' di ritardo,
non mi vedrai mai giunger penzoloni,
oppure con i crampi o il mal di pancia,
ormai io t'ho pesato alla bilancia.

COPPI
Tu ti faceste eroe al giro di Francia,
questo gliè vero e son riconoscente,
ma ora se in salita e ci si sgancia,
vedrai che anch'io farò come presente,
tu sai quando all'attacco e ci si lancia,
mi sento tutti i giorni più potente,
se in Francia manterrò la mia andatura,
farò di te la solita figura.

BARTALI
Nessuno vedo te ne fa censura,
però ricorda bene ho Faustino,
e ti ci vuole i dono di natura,
io n'ebbi fin da quando ero bambino
ora mi sento nell'età matura,
sarò sempre i Campione fiorentino,
io sarò sempre i rè della montagna....
sui Pirenei io vinsi la Cuccagna!

COPPI
Vedrai gli terrò tutti alle calcagna,
avrò io come te gli stessi onori,
non s'ho se sarò i re della montagna,
di fronte a tanti grandi corridori,
però se sarà messa la Cuccagna,
riporterò all'Italia i miei valori,
per scriverli sull'albo della storia,
che dell'Italia meritin la gloria.


BRUNO PIRGHER
detto
"Il Canterino"

venerdì 12 febbraio 2016

Febbraio "mese di miseria"

 


Difficile raccontare e descrivere oggi la miseria di gran parte della popolazione italiana di appena qualche decina di anni fa, quando si usava dire del mese di febbraio che è corto e amaro. Stava a significare che era un mese di miseria perché le provviste di  frutta, legumi secchi, conserve stavano per finire; e così pure l’erba, il fieno, il becchime per le bestie. Vivere era letteralmente un problema e bisognava sbarcare il lunario per poter arrivare alla primavera, e ritrovare i frutti della terra. Del resto ancora si dice che l’estate è la mamma dei poveri, e lo è tuttora soprattutto per i poveri di città. Febbraio invece non suscita tante simpatie, innanzitutto perché responsabile dei giorni della merla (si racconta che il merlo credè d’essere fuori dal freddo e disse a Dio di non preoccuparsi più per lui; allora gennaio lo volle punire e, avendone soltanto 28, si fece imprestare tre giorni da Febbraio che ne aveva trentuno e scatenò quindi il freddo, lo stesso che scontiamo ogni anno alla fine di Gennaio); poi perché il mese è caratterizzato dal maltempo, e così non si vede l’ora che finisca: Finito Carnevà, finito amore, finito de staccià farina e fiore, finito de magnà le castagnole!

sabato 10 ottobre 2015

Monelluccia

 
Monelluccia
 
Mi dicon monelluccia,cattivella sgrarbata,invece ahimè non son che sfortunata.Tutto si mette male, tutto mi va al contrario:
disgrazie d’ogni sorta son sul mio calendario.

Via:- dice la mamma, fai per bene il dovere
che ti porto a passeggio! Io esulto di piacere.
Mi siedo a tavolino, con impegno e con voglia
scrivo pensosa e attenta che è una meraviglia.
Poi presento alla mamma la scritta paginetta,
b
en felice e sicura del premio che mi aspetta .

Ma che mi canzonate!!!! Un diluvio di errori,
strafalcioni dei più grossi, ad un tratto saltan fuori.
Vi si legge che l’asino, l’ho messo in una stella
e mille stalle, brillano in una notte bella.
Invece di un cavolo è cresciuto nell’orto
un cavallo verdissimo.

Cose da restar morti!!!
Ricopia tutto! mi ordina la mamma disgustata,
poi a letto digiuna…altro che passeggiata!!

Un giorno mi vestirono con un’abito elegante,
candido più che neve, nuovo e brillante.
Io me ne andavo col babbo tutta raggiante in viso,
la gente mi guardava col più lieto sorriso.
Ma ecco un soffio di vento, brusco e dispettoso,
mi prende il cappellino e lo getta nel terreno fangoso.
Io mi stacco dal babbo e stendo la manina,
ma una folata di vento me lo porta lontano.
Io corro, corro, incespico e cado nel pantano.
Addio vestito candido…Oh disgraziata me!!!

Torno a casa piccina, piccina..
Monta in furia la mamma, ella più non ragiona:
-Ti vestirò di balla!!! Grida:- Strafalciona!!!!

Un giorno mi dice la mamma:- Guarda che l’uccellino
ha vuoto il beccatoio! Ha vuoto il beverino,
dagli il panico e l’acqua!
Io non me lo fo ridire,  apro lo sportello.
Non l’avessi mai fatto…….Se ne fugge l’uccello
per il vasto salone, ora in alto,
ora in basso alfin si posa
su un vaso color di rosa.
Io per prenderlo metto la mano in fallo,
rovescio quel vaso e un altro di cristallo.

La mamma che era fuori,  a quel po’, po’, di chiasso,
spalanca la porta e l’uccellino
vola nel cielo azzurrino.

Per quel giorno mi chiusero in cantina
a pane e acqua.
Con la botte vicina
pensai di baloccarmi e lo zipolo girai,
il vino a ondate usciva e invano con la mano
serravo e gridavo, gridavo.
Tutti di casa accorsero
e il mio destino fu scritto.
Da quel giorno mi chiusero in un collegio convitto.

******
Dettata a memoria dalla mia mamma, nata nel 1912
imparata a sua volta dalla sua mamma oppure a scuola.
Per questo ci saranno delle imprecisioni

LUBA