Visualizzazione post con etichetta Pascoli Giovanni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pascoli Giovanni. Mostra tutti i post

mercoledì 10 agosto 2016

X Agosto



San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
*

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.
*

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
*

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono...
*

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano
*

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
*
Giovanni Pascoli

mercoledì 6 luglio 2016

Io non so che cosa succede stasera.


Ho sorpreso una viva conversazione familiare dentro un nido di Rondini. C'erano pigolii e strilli. Qualcuno alzava la voce. Ne sono uscite tre, quattro. Chi si è deliberato nella capannetta sospesa, Che è forse la residenza del capo tribù? forse l'impianto di nuove case?  Fate pure. E buona caccia! Le mosche abbondano quest'anno, come sempre.
A proposito: si chiede a che servono le mosche.
Chiaro, a nutrire le rondini!
E le rondini?
Chiaro a insegnare agli uomini ( perciò si mettono sopra le finestre) tante cose: l' amore della famiglia e del nidietto.
La prima capanna che uomo costruì, di terra seccata al sole, alla sua donna, gl'insegnò una coppia di rondini a costruirla. Ciò fu al tempo dei nomadi. Le rondini viaggiatrici insegnarono all'uomo di fermarsi. E gli dettero il modellino della casa. Solo l'uomo lo capovolse.

G. Pascoli

venerdì 27 maggio 2016

E' maggio



A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco
Vuol nel prato le prataiole;
E' poco: vuol nel bosco il croco.

E' poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole le stelline dell'odore.
Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno non c'è nessuno.

E' quando è in fiore il muro nero,
è quando è in fiore lo stagno bruno.
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.

 G.Pascoli

Primavera


 
 
O primavera! Con quel verde d’agli
coi papaveri rossi, la cui testa
suona coi chicchi, simili a sonagli,
coi riccioluti cavoli, che sono
neri, ma buoni, e queste mie viole
gialle... ed alto, coi suoi capi
rotondi d’oro, il grande girasole
ch’è sempre pieno del ronzio dell’api.
.
*
 
Giovanni Pascoli

lunedì 7 marzo 2016

Canzone di Marzo

               
Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
Che cielo pulito! Che sfarzo
di perle! Ogni stelo una stilla
che ride:sorriso che brilla
su lunghe parole.
                 
Han fatto , venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
               
Si, ciò che ci vuole.Le loro
casine,qualcuna si sfalda,
qualcuna è già rotta.Lavoro
ci vuole, ed argilla più salda;
perchè ci stia comoda e calda
la garrula prole
G.Pascoli.

domenica 14 febbraio 2016

Valentino

Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d' un mese,
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Poi, le galline chiocciarono, e venne
Marzo, e tu, magro contadinello
restasti a mezzo, così, con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch' oltre il beccare, il cantare, l'amare,
ci sia qualch'altra felicità.

G.Pascoli

mercoledì 6 gennaio 2016

La Befana

La Befana
Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda...tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda...ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.

Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda... tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti...
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila...
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

Giovanni Pascoli
(1855-1912

Pascoli Giovanni



Giovanni Agostino Placido Pascoli
(
San Mauro di Romagna, 31/12/1855Bologna06/04 1912)
è stato un
poeta italiano, una figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento
.
Pascoli, malgrado la sua formazione eminentemente positivistica, rappresenta, insieme a Gabriele D'Annunzio, il maggior poeta decadente italiano. Dal Fanciullino, articolo programmatico pubblicato per la prima volta nel 1897, emerge una concezione intima e interiore del sentimento poetico, orientato alla valorizzazione del particolare e del quotidiano e al recupero di una dimensione infantile e quasi primitiva. Il  padre gli  morì assassinato  quando  egli   aveva  solo 12  anni; a questo lutto si  sommarono altre tragedie familiari (tra cui  la morte  della madre) che influenzarono profondamente la sua vita, la sua visione del mondo  e  la  sua  poetica. A Bologna dopo  la  laurea,  si  avvicinò  a  gruppi anarchici e socialisti ma, in seguito ad una  esperienza  di  carcere     che  lo segnò in maniera pesante, abbandonò la politica attiva. Decise  di dedicarsi all'insegnamento universitario non tralaciando mai, però, la sua unica passione:  la poesia, la sua roduzione poetica, vasta ed eclettica, consistette in un incessante sforzo di ricerca metrica e  formale  imperniata su  temi vari, quali: il gusto per le piccole cose, viste con gli  occhi  di un bambino; il torbido, il nascosto; l'ansioso  bisogno   di quiete, di un "nido" sereno di  affetti;  il simbolismo;  la  celebrazione,  propria  delle sue ultime  opere.  Straordinario  erudito,   capace,  nella  sua  costante  opera  di rinnovamento, di   frantumare   il  discorso  letterario  in  fugaci impressioni,  affascinato dai  temi della  classicità nei suoi momenti di decadenza (tanto da comporre i " Carmina "  in lingua   latina). Giovanni Pascoli si spense nel 1912