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mercoledì 20 luglio 2016

LUGLIO



                                                                                           Rosse vampe leggere
si schiomano tra nuvole nere
per il profondo turchino.
Su l'immoto silenzio supino
della campagna,spossata
dall'urlo delle pazze cicale,
frana improvviso un temporale,
rotola,rotola, precipita giù.
Lunga ondata di venti lontani;
da presso,un'altra, più forte.
Un grandinare di foglie morte
 sulle mie mani........
Un'altra e un'altra:tutta una cascata
fragorosa s'abbatte
sopra la mia casetta di verdura:
la mortella si storce e si dibatte
nella stretta della paura,
l'edere ai tronchi si stringon tremando.
A un tratto, tutto oscura rombando
intorno a me:la pianura
s'abbassa,affonda giù giù.
Uno scoppio secco;
ed ecco,
tutto il cielo s'annera di spavento.
Cade il vento.
Le cicale non cantano più.
Un lampo turchino,
un palpito d'oro,
fresco riso divino-
e le cicale riprendono il coro.


Diego Valeri

venerdì 8 aprile 2016

Tra Marzo e Aprile






...Un sentore di viole...
Ecco Marzo pazzerello,
piedi nudi e giubberello,
ricci al vento e viso al sole.
E' una gioia rivederlo;
e se a tratti si fa mesto,
pur si rasserena presto,
e fischietta come un merlo.
Si trascina appresso un bimbo
dolce,pallido e gentile:
Pratolino, ovvero Aprile,
che di foglie al capo ha un nimbo.

D.Valeri

lunedì 7 marzo 2016

Che cosa c'è?




Sul paesetto bianco  bianco
scende la notte scura scura;
ma il cuor piccino non ha paura,
anzi è preso da un dolce incanto.

Cosa c’è, che lenta si leva,
per il cielo vasto e solo?
C’è una luna di rosa e d’oro
che sembra un fiore di primavera.

Che cosa c’è nell’aria quieta,
come un pianto grave e soave?
C’è la campana che prega l'Ave
e accarezza ogni pena segreta.

Che cos’ha per compagnia
la piazzetta solitaria?
Ha la fontana che sempre varia
la sua canzone di fantasia.

E l'alberella che par morta,
senza più un fremito di volo?
L'alberella ha l'usignolo
che col suo piangere la conforta.


E nella casa, che s’empie già
d’uno stuolo vago e leggero
d’ombre vestite di mistero,
il bambino felice, cos’ha?

Il bambino ha la sua mamma
che gli fa nido con le braccia,
che se lo stringe guancia a guancia
e gli canta la ninna nanna…

Diego Valeri
 

Diego Valeri



 
Immagine:Diego Valeri.jpg
Diego Valeri
(Piove di Sacco, 25 /01/1887 – Roma, 27 novembre 1976)
è stato un saggista e poeta italiano.

Nacque da una famiglia borghese e studiò letteratura esordendo assai giovane, nel 1913, con Monodia d'amore e Le gaie tristezze. Nel 1914 frequentò un corso alla Sorbona di Parigi e, al suo ritorno in Italia, iniziò la carriera di insegnante. Fu professore di italiano e latino nei licei e si allontanò dalla scuola solamente negli anni in cui le sue idee antifasciste gli rendevano difficile parlare sinceramente con i suoi alunni. In quel periodo si impegnò presso la "Sovrintendenza alle Arti di Venezia" che considerava un luogo più appartato. Contemporaneamente all'insegnamento nei licei, collaborò assiduamente alla rivista Nuova Antologia con una rubrica fissa di letteratura francese in una sezione dal titolo "Note e consegne". Su "Nuova Antologia" pubblicò anche traduzioni e numerosi versi che verranno in seguito ristampati con il titolo di Umana nel 1916, di Crisalide nel 1919 e Ariele nel 1924. Queste plaquettes confluiranno nel 1939 nella prima vera raccolta di Valeri con il titolo Poesie vecchie e nuove. Nel 1939 divenne ordinario di lingua e letteratura francese presso l'Università di Padova dove in seguito otterrà la cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea. A Padova rimase in carica per un ventennio, escluso il periodo dell'occupazione nazista, dal 1943 al 1945, durante il quale riparò in Svizzera come rifugiato politico. In questo periodo continuò la sua attività di pubblicista e soprattutto di traduttore sul "Gazzettino", il "Trivium", "Lo Smeraldo", "L'Approdo" . Nel 1944 uscirà il volume Romanzi e racconti d'amore del Medio Evo francese, nel 1954 quello sugli Antichi poeti provenzali e W.Goethe, Cinquanta poesie e nel 1959 Lirici tedeschi. Valeri fu anche civilmente impegnato nel campo della cultura aderendo nel 1948, insieme ad altri intellettuali dell'epoca, all'"Alleanza della cultura". Nel 1950 si recò con Croce al convegno di Berlino e più tardi si impegnò come sovrintendente alle Belle Arti di Venezia. Per qualche anno, dopo il periodo padovano, insegnò anche nella nuova Università di Lecce, a quei tempi privata. Dopo il congedo della cattedra visse a Venezia e fece parte della Giunta comunale.