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lunedì 1 agosto 2016

La farfalla bianca


Takahama era un vecchio che viveva in una casetta dietro ad un cimitero. Piaceva ai vicini, ma era considerato un uomo strano dal momento che nessuno l’aveva mai visto avere un rapporto con una donna. Un'estate Takahama stava così male che invitò sua sorella con suo figlio ad andare a trovarlo per rendergli gli ultimi giorni di vita più facili. Un giorno, mentre osservavano il  vecchio che dormiva, dalla finestra entrò una farfalla bianca e si fermò sul suo cuscino.  Madre e figlio tentarono di allontanarla, ma la farfalla continuava a tornare. Quando la farfalla uscì dalla stanza per ultima volta, il nipote Takahamin si mise a seguirla. Il ragazzo vide che la farfalla volava diritto ad una tomba. Volò brevemente intorno alla tomba ed improvvisamente  scomparve. Il giovane allora corse al sepolcro e lo fissò da tutti i lati. Improvvisamente  notò un foglio bianco su cui era scritto Akiko. Morta quando aveva 18 anni. Il giovane rapidamente tornò a casa e disse a sua madre ciò che aveva visto. Nel frattempo, Takahama morì. Quando la giovane madre sentì quello che era successo, il suo cuore si riempì di gioia. -Akiko - mormorò - Quando era giovane tuo zio, era fidanzato con una bella ragazza di nome Akiko. Pochi giorni prima del matrimonio, lei improvvisamente si ammalò e morì.  Il giorno del suo funerale, Takahama giurò che non avrebbe più guardato altre donne, e fino alla fine della sua vita avrebbe  vissuto vicino la sua tomba per prendersi cura di lei. In tutti questi anni aveva mantenuto la sua promessa. Ogni giorno andava a sua tomba e le portava fiori. Negli ultimi momenti della sua vita non era più in grado di mantenere la sua promessa, allora Akiko era venuta da lui. Una farfalla bianca è in realtà la sua anima.

domenica 31 luglio 2016

La leggenda delle Rose

 
La Rosa era anticamente consacrata alla dea Venere e tra le molte leggende che la riguardano la più nota è legata alla nascita di Afrodite, nuda, dalla schiuma del mare: pare che accanto le spuntasse un ceppo che il nettare degli dei fece fiorire in tante rose bianche.Una spina, conficcatasi nel tallone di Afrodite, fece uscire una goccia di sangue che tinse le rose di rosso.
La mitologia narra invece che il colore rosso delle rose derivi dal sangue di Adone ucciso da un cinghiale per volere di Marte, geloso della sua relazione con Venere. 
Un mito greco racconta invece della dea Cloris che inciampando in una bellissima ninfa morta la trasformò in fiore: Afrodite aggiunse la bellezza, le tre Grazie la gioia e la seduzione, Dionisio il profumo delicato, lasciando a Zefiro il compito di allontanare con il soffio le nuvole in modo che Apollo potesse inondarlo di sole.Fu poi donato a Eros, dio dell'amore, che nominò la rosa "regina dei fiori".

Nella tradizione cristiana le rose sono dedicate alla Madonna. Si racconta che cespugli spinosi di rose abbiano difeso Maria e Giuseppe nella fuga verso Betlemme, che rose spuntassero sul sepolcro e che fosse il sangue di Cristo a tingerle di rosso.
Accanto alla leggenda delle rose rosse del sangue di Cristo si sviluppa la versione che riscopre la rosa bianca lavata dalle lacrime della Madonna.
Nel Medioevo si moltiplicano i miracoli della Madonna legati alla rosa. Il termine Rosario, infatti,si unisce appunto alla visione delle rose, e al culto della Vergine.

martedì 21 giugno 2016

La leggenda del GIRASOLE


Un giorno in un grande giardino in mezzo a tanti fioricolorati,era nato un fiore davvero strano:brutto e storto.Tutti gli altri fiori dicevano che era il più brutto fiore fra tutti e nessuno voleva stargli vicino.Il povero fiore,triste e solo,soffriva,ma non si lamentava mai.Trascorreva le sue giornate a guardare il sole nel cielo.Gli piaceva cosi tanto il sole che,per cercare di avvicinarsi a lui,si era allungato molto.Quando il sole si spostava,anche il fiore lo seguiva girando la sua corolla.Un giorno il sole si accorse di quel fiore solo e triste che lo guardava sempre,decise di conoscerlo e gli si avvicinò.Dopo aver ascoltato la triste storia del fiore,il sole decise di aiutarlo e con i suoi raggi splendenti abbracciò il fiore,che si accese subito di un bel giallo vivo e sembrava essere quasi d'oro.Da quel giorno il fiore diventò il più alto e il più bel fiore fra tutti quelli del giardino.Diventati amici,il sole decise che meritava un nome speciale e cosi da quel giorno venne chiamato GIRASOLE.

venerdì 15 gennaio 2016

Una delle tante leggende su Federico Barbarossa.

 
Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Barbarossa (Waiblingen, 1122Saleph, 10 giugno 1190),
fu imperatore del Sacro Romano Impero.
Salì al trono di Germania il 4 marzo 1152 succedendo allo zio Corrado III,
e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155.
Dopo una vita trascorsa sui campi di battaglia, odiato da molti e ammirato dal suo popolo , muore annegato in un fiume. Molti dei sui sudditi o ammiratori non accettano questa mortee  tra le tante  versioni c'è anche questa. Quella più mitologica  è basata sull'ipotesi che fosse in possesso della leggendaria Lancia del Destino. Secondo il mito, chiunque possieda la lancia è imbattibile, ma se il portatore ne fosse privato, perderebbe la vita di lì a poco. Federico morì guadando un fiume e, in quel momento, alcuni resoconti dicono che la lancia cadde dalle sue mani.
Tale leggenda vuole che egli non sia morto, ma addormentato con i suoi cavalieri in una caverna nelle montagne di Kyffhäuser in Turingia e che quando i corvi cesseranno di volare intorno alla cima, si desterà e porterà la Germania alla sua antica grandezza. Secondo la leggenda, la sua barba rossa sarebbe cresciuta attraverso il desco al quale siede. I suoi occhi sarebbero mezzi chiusi nel dormiveglia, ma di quando in quando alzerebbe la sua mano e manderebbe un fanciullo all'esterno per vedere se i corvi abbiano smesso di volare.

giovedì 26 novembre 2015

La magia del n°


Nel terzo secolo d.C.durante la persecuzione dell'Imeratore Decio, 7 giovani nobili di Efeso, furono murati in una caverna dove avevano trovato rifugio. La stessa leggenda vuole che cadessero in un profondo sonno dal quale si sarebbero risvegliati dopo 187 anni sotto  il regno di Teodosio ||. Riscontrato  l'atto miracoloso fu eretto, sul luogo del risveglio, un santuario che ebbe molta importanza durante tutto il Medioevo. L'episodio è certamente inverosimile e si ritiene che sia improntato alla credenza popolare dei tempi andati che lo vede legato alla magia del n°7.
Il 7 è sempre stato ritenuto pieno di misteriose virtù, in tutte le religioni, sia antiche che  attuali. Ecco alcuni esempi:
I sette savi dell'antica Grecia.
I sette re di Roma.
Le sette meraviglie del mondo.
I sette colli di Roma.
I sette colori dell'iride.
Le sette note musicali.
I sette giorni della settimana.
I sette veli di Salomè.
Le sette teste dell'Idra.
E non dimentichiamo il coimandamento di Cristo di perdonare sette volte sette.
web.

sabato 21 novembre 2015

La leggenda del golfo degli Angeli

La leggenda del golfo degli Angeli


Il golfo di Cagliari è noto anche come il golfo degli Angeli. Si narra che, gli Angeli, nei tempi lontani, chiesero a Dio un dono. Dio rispose che avrebbe dato loro in dono una terra dove gli uomini si amavano,si rispettavano, vivevano felici. "So che esiste questa terra; cercatela, trovatela e sarà vostra" aveva detto loro.
Gli Angeli obbedirono; scesero dal cielo e si sparsero sulla terra. Ma ovunque trovarono cattiverie, guerre odi. Stavano per ritornare, tristi, da Dio Padre, quando il loro sguardo cadde su una grande isola verde circondata da un mare tranquillo. Gli angeli si avvicinarono rapidamente: non rumore di guerre e di distruzioni, non colonne di fumo si alzavano dalle colline fonte ove brucavano grandi greggi. E gli uomini aravano i campi non chiusi da segni di proprietà. Quei primi abitatori della Sardegna, ignari delle ricchezze della loro terra, discendenti da eroi che avevano fuggito la tirranide e l'ingiustizia, trascorrevano la loro vita in semplicità, contenti della pace e della bellezza dei luoghi.
Gli Angeli salirono felici in cielo. Riferirono al Signore ciò che avevano visto e Iddio mantenne la promessa. Gli Angeli, quindi, ridiscesero ancora sull'isola e rimasero s.pecialmente incantati davanti al grande golfo che si apriva, come un immenso fiore turchese, all'estremo limite meridionale della loro terra. Decisero dunque di stabilirsi lì: in quell'arco di mare così azzurro e bello che ricordava il Paradiso. Presto, però, Lucifero, invidioso di quegli Angeli felici, cercò di seminare, fra di essi, lotte e discordie, e siccome non vi riuscì tentò di scacciare gli Angeli da quel loro secondo Paradiso. Lottarono a lungo le forze del Bene e quelle del Male sulle scatenate acque del golfo. Ed ecco che alla fine,, tra il lampeggiare delle folgori del demonio si levò il alto la spada scintillante dell'Arcangelo Gabriele.
Fu il segno decisivo della vittoria, Lucifero stesso fu sbalzato dal suo cavallo nero, dalle narici di fuoco. Allora prese la sella e, in un impeto di collera violenta, la lanciò nel golfo, formando un promontorio che poi venne chiamato "La sella del Diavolo". Sotto di esso, trovarono dapprima rifugio le pacifiche navi fenicie, poi quelle da guerra dei Cartaginesi. Poi quelle dei Romani, dei vandali e dei Bizantini. In seguito quelle dei Pisani, dei genovesi e degli Spagnoli. Ed infine quelle degli Inglesi, dei Francesi e degli Americani. Così, oggi, gli angeli se ne sono andati dal loro golfo incantato e lo guardano dall'alto, discendendovi, talvolta, lievi e silenziosi, all'ora del tramonto, quando il cielo si colora d'oro e di porpora