
(Palermo, 21 dicembre 1841 – Palermo, 10 aprile 1916)
è stato uno scrittore, letterato e antropologo italiano.
è stato uno scrittore, letterato e antropologo italiano.
È noto principalmente per il suo lavoro nell'ambito del folclore regionale.
«la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d'informazioni nel campo del folclore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano…».
«la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d'informazioni nel campo del folclore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano…».
Giuseppe Pitrè, nella seconda metà dell'Ottocento, ha tracciato la
via ad altri. Nel 1914 fu nominato senatore del Regno d'Italia.
Giuseppe Pitrè nacque da famiglia umile (il padre, marinaio, era morto di febbre gialla a New Orleans). Giovanissimo prese parte nel 1860 alla impresa di Garibaldi in Sicilia nelle fila della Marina garibaldina.
Divenne medico di professione e venne così a contatto con i ceti più
umili e col mondo dei marinai e dei contadini. Tra di essi, spinto dalla
passione per gli studi storici e filologici, raccolse i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto questa sua prima opera. Questo lavoro confluì poi nei due volumi tra il '70 e il '71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913.
Tale opera comprende nelle sue sezioni oltre ai canti d'amore, di
protesta, legati alle stagioni e culture, giochi, proverbi, motti e
scongiuri, indovinelli, fiabe, spettacoli, feste, medicina popolare,
leggende, cartelli, Pasquinate, Usi nuziali e lo specchio del costume
nella famiglia, nella casa, nella vita del popolo siciliano.Collaborò proficuamente con Salvatore Salomone Marino, col quale fondò nel 1880, dirigendola fino al 1906, la più importante rivista di studi sul folclore del tempo, Archivio per lo studio delle tradizioni popolari. Intrattenne una fitta corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Queste lettere sono oggi conservate in una sezione del museo etnografico di Palermo. Nel 1903
«per i suoi indubbi meriti nel campo degli studi sulle tradizioni
siciliane, Pitrè fu nominato Presidente della Reale Accademia di Scienze
e Lettere di Palermo».Il 16 febbraio 1909 fu eletto socio dell'Accademia della Crusca. Come sostiene il Cocchiara, l'opera del Pitrè presenta due aspetti,
uno storico e l'altro poetico, rivelando «un'umanità viva e vibrante»
per cui egli era convinto che era giunto il tempo di studiare con amore e
pazienza le memorie e le tradizioni, per custodirle. Da questo nacque
anche la creazione nel 1910 del Museo Etnografico,
dove raccogliere tutti i materiali e gli oggetti pazientemente
ricercati per la Sicilia, che oggi porta il suo nome, ed è ospitato
nelle ex-stalle della Palazzina Cinese, all'interno del Parco della Favorita di Palermo. Sempre nel 1910 fu chiamato ad insegnare demopsicologia (come lui era solito chiamare il folclore) all'Università di Palermo, quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti fra l'élite culturale del tempo. Già nel 1894 aveva, infatti, pubblicato la Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia,
intrattenendo rapporti con i più importanti studiosi specialmente della
scuola toscana. Innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso ed introvabile volume, e saggi su Meli, su Goethe a Palermo, sulla Divina Commedia, raccogliendo anche novelle popolari toscane. Altrettanto belle le pagine dedicate alle
storie dì Giufà, personaggio della tradizione popolare. Fu presidente della Società Siciliana per la Storia Patria.
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