martedì 9 febbraio 2016

La Storia del Carnevale


Il più antico documento riguardante l'utilizzo delle maschere a Venezia è datato 2 maggio 1268:   in questo documento veniva proibito  agli  uomini  in  maschera  di  praticare  il  gioco  delle "ova". Dai  primi del '300  cominciarono ad essere promulgate nuove leggi che mettevano dei  "paletti" all'inarrestabile decadimento morale dei Veneziani del tempo. La  legificazione  limitativa del Carnevale inizia con un decreto del 22  febbraio 1339 che  proibisce alle maschere di girare di notte per la città. Un decreto che può far capire quanto libertini erano i Veneziani del tempo è quello del 24  gennaio 1458: questo  proibisce  agli  uomini  di  introdursi, mascherati da donne, nei monasteri per compiervi multas inhonestates. Sempre nello  stesso " settore ",  interessante  il decreto  del  3 febbraio 1603, atto a  ripristinare la moralità nei conventi: vengono proibite quindi le maschere nei parlatori delle monache, in quanto era usanza andare ai parlatori delle monache, sedercisi sopra e parlare con le monache...Più  volte  sono  stati  promulgati  decreti per impedire alle maschere di  portare  con  sè  armi  o  strumenti atti a ferire, così come  vengono  promulgati  decreti  al fine di impedire alle maschere di entrare nelle chiese, ed estendono lo stesso obbligo a tutti  i cittadini  che  si  introducono  nelle  sacrestie con abiti indecenti. Un anno importante è il 1608, e precisamente nella data del 13 agosto, nel  quale viene  emanato un Decreto del Consiglio dei Dieci, dal quale risulta che ormai la maschera è usata per molti periodi  dell'anno, tanto da creare seri problemi alla Repubbica. Per  evitare  le  pessime  conseguenze di questo malcostume, viene fatto obbligo a  qualsiasi  cittadino, nobile o forestiero, di non  usare  la  maschera  se non nei giorni del Carnevale e nei banchetti ufficiali. Le pene inflitte, in caso di trasgressione del decreto, sono pesanti:  per gli  uomini  la  pena  era di 2 anni in carcere, di servire per 18  mesi  la Repubblica vogando legato ai piedi in una Galera, nonché di pagare 500 lire alla cassa del Consiglio dei Dieci. Per quanto riguarda le donne meritrici che venivano trovate in maschera, queste venivano frustate da S.Marco a Rialto, poste in berlina tra le due colonne in Piazza S.Marco e venivano bandite per quattro  anni dal territorio della Repubblica Veneta: oltre a ciò dovevano  pagare 500 lire alla cassa del  Consiglio dei Dieci.  Dopo  cinquant'anni  dal  decreto  del 1608, il 15 gennaio viene pubblicato un proclama del Consiglio dei Dieci, dove si ribadiva il divieto alle maschere di portare armi e veniva altresì proibito di andare mascherati all'interno di  luoghi sacri, veniva espressamente  proibito  di  mascherarsi con abiti religiosi. In quello stesso decreto veniva proibito l'uso dei tamburi  prima di mezzogiorno  ed  anche  venivano proibiti i balletti di qualsiasi tipo, al di fuori del periodo di Carnevale. Vista l'usanza di molti nobili Veneziani che andavano a giocare d'azzardo mascherati per non essere riconosciuti dai creditori, nel  1703  vengono  proibite  per tutto l'anno le maschere nelle case da gioco. Con due differenti decreti (negli anni 1699 ,1718) viene proibito l'utilizzo della maschera durante la Quaresima e durante le festività religiose che  capitavano durante i giorni del Carnevale. Nel 1776,una nuova legge,atta a proteggere l'ormai dimenticato "onore di famiglia", proibiva alle donne di recarsi a teatro senza maschera, con la bauta, tabarro e volto. Dopo la caduta della Repubblica, il Governo  Austriaconon concedette più l'uso delle maschere, se non per feste private o per quelle elitarie (es.: la Cavalchina della Fenice).  Il governo italico si dimostra  più  aperto ma questa volta sono i Veneziani ad essere diffidenti: ormai Venezia non era più la città del Carnevale ma  solo  una  piccola provincia dell'Impero, quindi senza più libertà. Durante  il  secondo  governo  austriaco fu permesso di nuovo di utilizzare le maschere durante il Carnevale.

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