pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta
(Napoli, 5 maggio 1884 – Napoli, 24 giugno 1961),
è stato un paroliere e compositore italiano, autore di numerose canzoni di grande successo, come La canzone del Piave. e molti altri in lingua napoletana; di essi, quasi sempre, scriveva sia i testi che la musica.
(Napoli, 5 maggio 1884 – Napoli, 24 giugno 1961),
è stato un paroliere e compositore italiano, autore di numerose canzoni di grande successo, come La canzone del Piave. e molti altri in lingua napoletana; di essi, quasi sempre, scriveva sia i testi che la musica.
Nacque da una modesta e povera famiglia di Pellezzano, in un basso di Vico Tutti i Santi, quartiere Vicaria. Il padre, Michele Gaeta, era barbiere e la madre, Maria della Monica, una casalinga. Il retrobottega della barberia del padre era tutta la loro casa. Un locale dove vivevano molte persone di famiglia; il fratello Ciccillo, le sorelle Agata e Anna, lui, la madre ed il padre. Si sposò nel 1919 con Adelina, figlia di un'attrice molto famosa all'epoca, Leonilde Gaglianone. Il loro fidanzamento fu brevissimo, durò infatti appena tre mesi. Dal loro matrimonio nacquero poi tre figlie; Delia, Italia e Bruna. Non divenne mai ricco, poiché assai presto, per esigenze familiari e soprattutto a causa di una grave malattia della moglie, decise di vendere a una casa editrice di Milano i diritti di tutte le sue canzoni, dei quali ricevette, negli anni successivi, solo una piccolissima percentuale. Un suo vezzo era, di tanto in tanto, arricchire la sua dialettica con citazioni sempre precise. In gioventù si iscrisse all'Istituto nautico ma, poiché le tasse scolastiche risultavano troppo impegnative per la modesta economia familiare, non poté mai concludere gli studi e diventare capitano di lungo corso. Quando aveva circa dieci anni, un posteggiatore, entrato nel negozio di barbiere del padre, dimenticò un mandolino sulla sedia e, grazie a quello strumento, che prese a strimpellare da solo, iniziò a suonare e iniziò comporre le prime melodie. Molti lo chiamavano "maestro" ma, lui, pur essendolo di fatto divenuto musicista, si schermiva dicendo di non esserlo.Giovanissimo si impiegò nelle Regie Poste Italiane a Napoli.Gaeta fu assegnato allo sportello delle raccomandate e dei vaglia, dove, dopo poco tempo, fece un incontro fortunato. Un giorno, riconobbe davanti a lui, avendone letto il cognome come mittente di una raccomandata, il musicista Raffaele Segrè, noto compositore di canzonette dell'epoca. Con la sfrontatezza e la sincerità propria del suo carattere e della sua giovanissima età, ebbe a dirgli: «Maestro, le vostre musiche sono bellissime ma i testi sono tante papucchielle!». Il musicista, risentito, stava quasi per rispondergli in malo modo ma le molte persone presenti e i colleghi del poeta, che già lo conoscevano molto bene, gli fecero capire che il ragazzo era molto bravo poeticamente. Il Segrè allora, preso da un'istintiva simpatia, gli lanciò una sfida: «Facimme 'na cosa, scrivetemi voi un testo, una poesia, e io, se sarà bella, ve la musicherò!». Fu così che nacque la sua prima canzone in lingua napoletana, "Cara mamma". La sua attività di poeta iniziò nel 1902 a Genova e a Bergamo. Genova gli diede il suo primo lavoro da giornalista. Grazie alla cultura molto varia che si era costruito attraverso la lettura, era in grado di scrivere e pubblicare articoli su vari argomenti. Alla sua notevole cultura letteraria e musicale, unì un carattere generoso e sensibile, il che gli meritò grande stima e affetto da parte di tutti coloro che ebbero modo di frequentarlo. Nel 1918, nella notte del 23 giugno, poco dopo il termine della battaglia del solstizio, in seguito alla resistenza e alla vittoria italiana sul Piave, scrisse di getto i versi e la musica de La canzone del Piave, che gli procurò subito una grande notorietà.La canzone durante la fase conclusiva della seconda guerra mondiale, fu adottata provvisoriamente come inno nazionale italiano. Nel 1904, Giovanni Gaeta adottò per la prima volta lo pseudonimo di E. A. Mario, che gli avrebbe poi portato tanta fortuna facendolo diventare famoso in tutto il mondo con le sue canzoni. Il suo nome d'arte E. A. Mario, è la composizione di varie scelte. “E” deriva dal suo primo pseudonimo Ermes, “A” fu scelto come segno di riconoscimento e stima verso Alessandro Sacheri, giornalista e scrittore, che gli pubblicò i primi lavori di scrittore. Mario stava ad indicare il patriota Alberto Mario, che fu suo idolo nella giovinezza. Una delle sue prime composizioni in lingua, nel 1905, fu proprio la Canzone a Mazzini. Nella sua attività di poeta e compositore, esplose tutta la carica vulcanica della sua viscerale napoletanità. Nella sua lunga carriera, scrisse oltre 2.000 canzoni e molte di queste le musicò anche. L'ultima sua abitazione, in affitto, fu in viale Elena, oggi viale Antonio Gramsci, dove poi morì. A ricordarlo vi è affissa una lapide. La moglie morì pochi mesi prima di lui. Si spense il giorno del suo onomastico. Aveva settantasette anni.Le sue canzoni, specie quelle napoletane, sono divenute famose e hanno dato un notevole contributo alla diffusione della musica partenopea in tutto il mondo.
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